Sulla pratica
Andare a lezione è importante, ma la lezione è solo l’inizio del lavoro. In classe il maestro ci mostra la Forma, corregge la postura e ci indica la direzione. Quello che accade tra una lezione e l’altra dipende da noi. Il Tai Chi non si impara soltanto ascoltando e guardando: si impara con il corpo, ripetendo, sentendo, sbagliando e riprovando. Per questo la pratica a casa non è un extra, ma la parte che dà senso a tutto il resto.
Praticare da soli è prima di tutto una scelta. Nessuno ci controlla, nessuno ci aspetta e non c’è un orario fissato da altri. Siamo noi a decidere di fermarci, di respirare, di mettere i piedi a terra e di cominciare. È una scelta che facciamo per noi stessi e per il nostro benessere, senza bisogno di obiettivi grandi. Bastano dieci minuti, in salotto o in giardino, anche in una giornata in cui non ne avremmo voglia. Chi pratica ogni giorno, anche poco, scopre presto che quel tempo ripaga con più calma, più equilibrio e più attenzione al proprio corpo.
Il Tai Chi chiede pazienza, perché i cambiamenti sono graduali e spesso invisibili. Il corpo si rilassa piano, il movimento si fa più fluido a poco a poco e la mente impara a stare ferma con tempi suoi. Chiede anche costanza: una pratica breve e regolare vale più di una lunga e rara. Non serve fare bene fin dal primo giorno. Serve tornare, ogni giorno, nello stesso punto e ripartire da lì.
Per questo conta il primo passo. Prima si inizia a praticare in autonomia, prima si cominciano a sentire i benefici. Non è necessario aspettare di conoscere tutta la Forma o di avere lo spazio ideale. Possiamo cominciare dall’apertura, da pochi movimenti, da qualche respiro. Il resto arriva con il tempo, e sarà più nostro, perché nato da una scelta che abbiamo fatto noi.
